Dal Centro donna e Centro Antiviolenza di Cesena i dati dei primi nove mesi del 2026
Giovedì 29 ottobre 2026, in occasione della presentazione del calendario “Ora esplode la voce!”, sono stati resi noti i numeri dell’attività del Centro Donna e Centro Antiviolenza del Comune di Cesena nei primi nove mesi del 2026. Il calendario è promosso per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il 25 novembre. È un programma diffuso che coinvolge Cesena e altri dieci Comuni del territorio, da novembre fino a dicembre, con l’obiettivo di promuovere la prevenzione, contrastare la violenza di genere e stimolare una riflessione collettiva.
Un servizio storico, una rete di competenze
Il Centro Donna e Centro Antiviolenza è uno sportello nato negli anni Novanta e oggi gestito in co-progettazione con la cooperativa sociale LibrAzione di Ravenna. Lavorano nel servizio 6 operatrici nel Centro Donna e Centro Antiviolenza e 2 operatrici dedicate alle case rifugio con funzioni e specificità diverse: dal coordinamento all’orientamento, fino al supporto per uscire dalle situazioni di violenza di genere. Le operatrici sono affiancate da una psicologa psicoterapeuta e da avvocate civiliste e penaliste. L’équipe è completata da volontarie del servizio civile e tirocinanti, che supportano le attività organizzative, informative e formative.
I numeri: 133 donne, in crescita
Da gennaio a settembre si sono rivolte al Centro 133 donne. Di queste, 102 (76,7%) hanno contattato il servizio per la prima volta, mentre 31 stavano proseguendo un percorso avviato negli anni precedenti. Gli incontri complessivi sono stati 817, molti dei quali legati alla consulenza legale.
Il dato è in crescita rispetto agli anni precedenti e racconta due cose insieme: l’aumento delle richieste di aiuto e l’efficacia del lavoro della rete territoriale, una collaborazione sempre più solida che permette a un numero crescente di donne di conoscere i servizi e trovare un punto di riferimento. Come spiega Claudia Gatta del Centro donna comunale, nel 2020 le donne prese in carico erano 60: oggi, nei soli primi nove mesi, sono più del doppio.
Le forme della violenza
Tra le forme di violenza rilevate, la più frequente è quella psicologica, con 118 segnalazioni (40,3% del totale delle tipologie registrate). Seguono:
- violenza fisica: 79 casi (27%)
- violenza economica: 44 casi (15%)
- stalking: 35 casi (11,9%)
- violenza sessuale: 13 segnalazioni
Le tipologie possono sovrapporsi, perché una stessa donna può subire più forme di violenza. Il quadro conferma che la violenza non si manifesta solo con aggressioni fisiche, ma anche attraverso controllo, intimidazione, privazione dell’autonomia economica e persecuzione, con conseguenze profonde sulla libertà e sulla vita quotidiana.
Chi sono gli autori
Gli autori sono soprattutto persone legate alla donna da una relazione affettiva: il coniuge in 38 casi (28,6%), l’ex partner in 36 (27,1%), il convivente in 21 (15,8%), il compagno in 10 (7,5%). Si registrano poi casi che coinvolgono genitori, parenti, figli, conoscenti e persone dell’ambiente lavorativo. Anche qui le risposte possono essere multiple.
Cosa chiedono le donne
Al centro delle richieste ci sono ascolto, informazioni e strategie per affrontare la propria situazione:
- informazioni: 111 richieste (27,5%)
- ascolto e sfogo: 90 (22,3%)
- consulenza psicologica: 38 (9,4%)
- consulenza legale: 37 (9,2%)
Si aggiungono 14 richieste di ospitalità in emergenza, otto di orientamento al lavoro, cinque di ricerca di una casa e quattro di ospitalità.
Il profilo delle donne
La fascia d’età più rappresentata è quella tra i 40 e i 49 anni (33 donne, 24,8%), seguita dalle fasce 30-39 e 50-59, entrambe con 27 donne (20,3%). Sono 23 le donne tra i 19 e i 29 anni, 15 quelle tra i 60 e i 69 e una oltre i 70. Novanta donne sono italiane (67,7%) e 41 straniere (30,8%). Per residenza, 80 vivono a Cesena (60,2%) e 37 in altri comuni della provincia di Forlì-Cesena (27,8%).
Denunce e certificazioni mediche
Sono 55 le donne che hanno presentato denuncia o querela (41,4%), mentre per 63 non risulta alcuna denuncia (47,4%). Una certificazione medica delle violenze è presente per 37 donne (27,8%). Questi numeri vanno letti tenendo conto che denuncia e certificazione non esauriscono la complessità delle situazioni di violenza: rivolgersi a un centro antiviolenza è un passaggio importante per ricevere informazioni e valutare, con il supporto di professioniste e professionisti, le opzioni disponibili.
Le case rifugio
All’attività del Centro si affianca quella delle case rifugio, avviata nel luglio 2025 con l’attivazione di due strutture, di primo e secondo livello. Da allora sono state accolte 15 donne e 5 bambini, a cui è stato offerto un luogo protetto e un sostegno concreto nel percorso di uscita dalla violenza.


